domenica 9 febbraio 2014

#DissestoItalia: il Belpaese che frana

Due gocce d'acqua ed è subito emergenza!
Frana la millenaria Pompei. Franano tutte e cinque le terre della Liguria. Frana Roma e ti accorgi che "la città è eterna, finché dura...". Appena ieri mezza Sardegna rimaneva sepolta sotto montagne di acqua e fango mentre il Veneto alluvionato e incazzato minacciava l'evasione totale delle tasse.
Questi sono solo alcuni dei centinaia di disastri idrogeologici che hanno colpito il nostro "Belpaese" negli ultimi anni.

Scavando tra i detriti della memoria, la prima immagine potente che ritrovo è Sarno. Avevo sedici anni e la scena di quell'enorme montagna sventrata da una cascata di fango era destinata a imprimersi per sempre nella mente di quelli della mia generazione. Quelli per cui "il disastro del Vajont" era materia da libri di storia per alcuni, documento da teche Rai per i più informati, nulla probabilmente per la maggior parte dei miei coetanei  La catastrofe di Sarno invece era lì, la diretta televisiva ci mostrava in tempo reale la portentosa colata di melma mentre travolgeva case, macchine, cani. Ed esseri umani. Tutto impastato in quel blob mostruoso e terribile in cui persero la vita 160 persone. Era  l'opera di una natura matrigna o la conseguenza delle azioni dei suoi figli peggiori?


Scriveva Montanelli a proposito della strage del Cermis: "...una strage c'è stata, che non si può addebitare a cause naturali come il Vajont o la frana di Sarno, ma soltanto all'errore umano, e quindi presuppone una responsabilità."

Cause naturali che s'innestano però su un territorio fortemente antropizzato. Si sarebbe potuto prevedere un simile evento? Si sarebbero potute evitare tante vittime? E siamo certi che le cause siano state soltanto naturali? "Coloro che si sono occupati di quell’evento individuano altri fattori antropici che hanno avuto un ruolo tutt’altro che secondario nel far sì che quell’evento naturale si trasformasse in un disastro: mancanza di pianificazione nella crescita urbana e abusivismo edilizio, diboscamento e incendi forestali; e ancora: ostruzione dei canali di drenaggio, discariche illegali, improprie sostituzioni della copertura vegetale." (La catastrofe di Sarno e la riflessione storiografica* - Walter Palmieri).

Memori di ciò che è stato, oggi dovremmo essere all'avanguardia in materia e invece l'Italia, da Nord a Sud, continua a sgretolarsi e i numeri sono in crescita. "Da poco più di 100 eventi l’anno tra il 2002 e il 2006 siamo gradualmente arrivati ai 351 del 2013 e ai 110 solo nei primi 20 giorni del 2014", Ci ricorda #DissestoItalia, la grande inchiesta multimediale di Legambiente, Ance, Architetti e Geologi sul dissesto idrogeologico italiani, sottolineando i principali fattori che contribuiscono a sconvolgere l’equilibrio idrogeologico del territorio :
  • abusivismo edilizio
  • estrazione illegale di inerti
  • disboscamento indiscriminato
  • cementificazione selvaggia
  • abbandono delle aree montane
  • agricoltura intensiva

I luoghi simbolo del dissesto

I giornalisti indipendenti di Next New Media hanno realizzato un reportage attraverso i luoghi che più di tutti rappresentano drammaticamente la condizione in cui versa il territorio italiano.
Analisi, immagini, dati e testimonianze sono state raccolte in un webdoc consultabile su www.dissestoitalia.it per sensibilizzare politica, istituzioni e opinione pubblica.


La mappa mostra i luoghi simbolo a rischio, basta andare sul sito e cliccare su ogni posto per approfondire la sua condizione di dissesto.

La mia regione, la Basilicata, ha due luoghi simbolo a rischio: Pisticci e Metaponto.
Metaponto è un importante sito di interesse storico-culturale per la presenza degli scavi archeologici, che custodiscono testimonianze e reperti della Grecia antica. Il servizio mostra come negli ultimi mesi gli scavi siano finiti due volte sotto il fango.Oggi sono chiusi al pubblico. Sono stati stanziati dei fondi per la messa in sicurezza dell'area ma la questione di fondo rimane irrisolta: se non si interviene sulle cause strutturali, il rischio continuerà ad esserci.










sabato 13 ottobre 2012

Al World Food Day, più che una mano, serve una forchetta.

Forse sarebbe passata un po' in sordina, un evento come tanti, una giornata mondiale tra le altre, invece è bastata un'immagine ad accendere i riflettori del web sul World Food Day, la Giornata Mondiale dell'Alimentazione organizzata dalla FAO.

Ancora una volta in Rete le immagini hanno avuto la meglio sulle parole. L'immagine è prima di tutto immediatezza, e la sua forza sta proprio in quella universale decifrabilità che è il carattere distintivo di questo linguaggio espressivo.

L'immagine arriva prima. Ti colpisce, ti emoziona, ti coinvolge subito.

A questo punto, la vostra curiosità sarà allo stremo e vi chiederete cosa sarà mai questa incredibile immagine che sta facendo il giro dei Social.

Niente di più semplice, nulla di più efficace.





domenica 4 marzo 2012

Come è profondo il mare, tanto era grande Lucio

L'Antifuffa vuole ricordare a suo modo Lucio Dalla. Grande uomo e poeta dei nostri tempi, persona delicata e sensibile, amico della musica e cantore delle cose belle del Mondo.

Tra i mille successi memorabili, "Come è profondo il mare" è una canzone ecologica che meriterebbe di essere inserita nelle antologie scolastiche. Un capolavoro che, come gli antichi miti cosmogonici, è dedicato all'elemento da cui ha origine la vita. Un invito a rispettarlo e, nel profondo, la speranza che l'uomo liberi il suo cuore dai "cattivi pensieri" perché il mare non sia più scenario di conquiste, fughe disperate e spettatore silenzioso delle tante miserie nate sulla terra.


Come è profondo il mare - Album 1977




COME E' PROFONDO IL MARE 

"Siamo noi, siamo in tanti, ci nascondiamo di notte
per paura degli automobilisti, dei linotipisti
siamo gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri,
e non abbiamo da mangiare,
come è profondo il mare,
come è profondo il mare.

Babbo che eri un gran cacciatore di quaglie e di fagiani
caccia via queste mosche che non mi fanno dormire,
che mi fanno arrabbiare,
come è profondo il mare,
come è profondo il mare.

E` inutile non c'è più lavoro, non c'è più decoro
Dio o chi per lui sta cercando di dividerci,
di farci del male, di farci annegare,
come è profondo il mare
come è profondo il mare.

Con la forza di un ricatto l'uomo divento qualcuno,
resuscito anche i morti, spalancò prigioni,
bloccò sei treni con relativi vagoni,
innalzo per un attimo il povero a un ruolo difficile da mantenere,
poi lo lasciò cadere a piangere e a urlare
solo in mezzo al mare,
come è profondo il mare.

Poi da solo l'urlo divento un tamburo
e il povero, come un lampo, nel cielo sicuro,
comincio una guerra per conquistare
quello scherzo di terra
che il suo grande cuore doveva coltivare,
come è profondo il mare
come è profondo il mare.

Ma la terra gli fu portata via compresa quella rimasta addosso
fu scaraventato in un palazzo o in un fosso, non ricordo bene,
poi una storia di catene, bastonate
e chirurgia sperimentale.
Come è profondo il mare,
come è profondo il mare.

Intanto un mistico, forse un aviatore, scoprì la commozione
che rimise d'accordo tutti, i belli con i brutti,
con qualche danno per i brutti che si videro consegnare
un pezzo di specchio così da potersi guardare,
come è profondo il mare,
come è profondo il mare.

Frattanto i pesci, dai quali discendiamo tutti,
assistettero curiosi, al dramma collettivo
di questo mondo che a loro indubbiamente
doveva sembrare cattivo
e cominciarono a pensare, nel loro grande mare,
come è profondo il mare.
Nel loro grande mare,
come è profondo il mare.

E` chiaro che il pensiero dà fastidio
anche se chi pensa è muto come un pesce
anzi è un pesce e come pesce
è difficile da bloccare
perchè lo protegge il mare,
come è profondo il mare.

Certo chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche
il pensiero è come l'oceano,
non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.
Così stanno bruciando il mare,
così stanno uccidendo il mare
così stanno umiliando il mare,
così stanno piegando il mare".


Grazie Lucio

giovedì 16 febbraio 2012

Orto bio express a casa tua

L'orto è servito

C'era una volta l'ortolano di fiducia, allora frutta e verdura si acquistavano solo al mercatino rionale, e la bontà dei prodotti aveva il volto sano e allegro del contadino che con voce squillante invitava le massaie a gustare le primizie di stagione. Scene di un'Italia di ieri, non troppo lontana nella memoria, ancora superstite in qualche paesino della provincia.




Nostalgia di un piccolo mondo antico? Un po'. Ma è la voglia di alimentazione sicura a far rimpiangere il tempo che fu. La sequela di scandali alimentari: le varie mucche pazze, mozzarelle blu, salmonellosi etc. etc. getta un'ombra pericolosa sui metodi di coltivazione e allevamento intensivi attuali. E qualcuno già vagheggia il suo orticello privato, anelando un ritorno alla semplicità della vita agreste. 

Ma voi sareste disposti a mollare il computer per la vanga? Paura eh!  Non ci si improvvisa bravi contadini dall'oggi al domani: questo è un mestiere antico che richiede fatica e abnegazione assoluta, lavorare la terra non è come coltivare le begonie sul balcone!

Se ritenete che le vostre braccia non siano state sottratte all'agricoltura, ma volete comunque godere dei buoni frutti del creato, la soluzione è una sola: affidarsi a chi i frutti dell'orto non solo li produce ma li consegna direttamente a casa vostra!


Se tu non vai all'orto è l'orto che viene da te

A tavola gli italiani si riscoprono con un animo green. Da Nord a Sud fioriscono società cooperative e piccole aziende agricole a "Km Zero"specializzate nella vendita dei loro prodotti in luoghi limitrofi a quelli di produzione. Ciò si traduce in minori costi di trasporto e distribuzione, e soprattutto in alimenti più freschi e genuini, legati alle specificità del territorio di appartenenza.

 Tra queste aziende ce ne sono alcune che hanno deciso di puntare tutto sulla cosiddetta "filiera corta" (km zero) abbinata all'offerta di un servizio di consegna a domicilio dei prodotti.
Pensate alla comodità di aprire la porta di casa e trovare una cassetta di alimenti biologici,  frutta e verdura di stagione e non solo, anche latte, yogurt, confetture, legumi, vino, salumi e altre prelibatezze rigorosamente bio.

                        Qualche indirizzo utile:




A Milano, l'azienda bioincasa.it dispone di biocassette di frutta, verdura e miste, dai 4 agli 11 Kg. E sempre nel capoluogo lombardo troviamo ortoincitta.it che permette all'utente di scegliere il contenuto della  propria cassetta attraverso una divertente applicazione animata.

L'orto si può perfino adottare! "Le verdure del mio orto" è un interessante progetto che dà la possibilità di affittare un appezzamento di terreno coltivato da un contadino al nostro posto. Comodo, no?




























domenica 20 novembre 2011

I RIFIUTI ALIMENTARI POTREBBERO SFAMARE IL MONDO


 Meno sprechi, meno rifiuti

In occasione della Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti -19 -27 Novembre - (European Week for Wast Reduction - EWWR) si moltiplicano le iniziative nazionali ed europee volte all'abbattimento delle quantità di rifiuti prodotti da famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni.

L'evento, giunto alla sua 3° edizione, ha riscosso anche quest'anno un grande successo, con circa 900 azioni validate, ossia 900 progetti concreti e azioni di sensibilizzazione approvate e certificate da un comitato di organizzatori (ONG, amministrazioni, associazioni).

Queste azioni sono focalizzate sui vari stadi del ciclo del prodotto, passando dalla produzione e dal consumo al riutilizzo. E si basano su uno dei seguenti 5 temi:
  • Troppi Rifiuti 
  • Produrre Meglio
  • Consumare Meglio
  • Prodotti con una Vita più Lunga
  • Meno Rifiuti Buttati

La mia curiosità è stata catturata da un'iniziativa d'oltremanica che ben s'inserisce in tale virtuoso afflato: "Feeding the 5000".

 A Londra 5000 pasti gratis preparati con cibo brutto ma buono

Lo scorso venerdì a Trafalgar Square - la piazza più grande e famosa di Londra - sono stati distribuiti 5000 pasti gratis.

Carote utilizzate per il Feeding the 5000

Carote stampalate, patate deformi e un variopinto caleidoscopio di ortaggi dalle forme un po' bizzare sono state utlizzati da un team di grandi chef, supportati da cento volontari impegnati nel lavaggio, nella sbucciatura e nel taglio di tonnellato di ortaggi e verdure, per dar vita a prelibatissime pietanze offerte gratuitamente a 5000 persone.

Si tratta di cibo freschissimo, dal sapore identico a quello dei corrispettivi ortaggi dalle armoniche fattezze, scartati dalla distribuzione o abbandonati nei supermercati a causa del loro aspetto non convenzionale. Anche se il problema degli sprechi alimentari riguarda anche il cibo "normale" che diventa spazzatura a causa di un'offerta sovrabbondante.

 Il promotore dell'iniziativa è lo scrittore Tristram Stuart che definisce uno "scandalo globale" la quantità di cibo che ogni giorno finisce nelle pattumiere dei Paesi occidentali.

In Europa e negli Stati Uniti nell'arco degli ultimi 40 anni i prezzi dei generi alimentari sono scesi e il cibo è diventato una merce usa e getta. Circa un terzo del cibo prodotto per il consumo, 1,3 miliardi di tonnellate di beni alimentari, va perduto o sprecato (dati FAO). Tutto questo mentre nel mondo ci sono quasi un miliardo di persone denutrite che soffrono la fame. 

Stuart sottolinea come che la crescente domanda di produzione di cibo contribuisce a:

  • deforestazione
  • erosione del suolo
  • esaurimento di acqua
  • perdita di biodiversità

Troppo buono per essere buttato

Scopo della manifestazione eco-gastronomica è stato quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema delle eccedenze alimentari attraverso ricette e utili suggerimenti  per la creazione di gustosi manicaretti con il cibo avanzato, che altrimenti sarebbe stato buttato via.

Il Global Food Losses and Food Waste

Uno studio commissionato dalla FAO che ha dato origine a un dossier intitolato Global Food Losses and Food Waste (Perdita e spreco di cibo a livello mondiale ) mostra che il consumatore sarebbe disposto a comprare prodotti che non rispondono a criteri estetici purché essi siano sicuri ed abbiano un buon sapore. Di conseguenza i consumatori hanno l'enorme potere di influenzare gli standard di qualità del cibo.

Lo spreco di cibo è un problema tipico dei paesi industrializzati. In Europa ed in Nord America lo spreco pro capite da parte del consumatore è calcolato intorno ai 95-115 kg all'anno, mentre in Africa sub-sahariana e nel sudest asiatico ammonta a soli 6-11 kg l'anno.

Un preciso impegno per le aziende

Oltre a chiedere al pubblico di impegnarsi a cambiare i loro criteri di scelta alimentari, alle aziende che hanno aderito al "Feeding the 5000" è stato chiesto di  firmare un impegno per:

  • la riduzione dei rifiuti
  • la ridistribuzione delle eccedenze in beneficenza
  • la destinazione del cibo rimanente  agli animali  come mangime
  • il riciclo degli scarti alimentari mediante compostaggio
Ciò permetterebbe di mandare in discarica solo una minima quantità di cibo.













mercoledì 19 ottobre 2011

L'inceneritore che inquina le acque

2002 - 2011: quasi dieci anni di indisturbata attività d'inquinamento. Il termovalorizzatore La Fenice è oggi nell'occhio del ciclone per aver inquinato le falde acquifere della zona di San Nicola di Melfi.

La questione era stata portata alla ribalta delle cronache da Striscia la Notizia, chiamata da un gruppo di cittadini preoccupati dal sensibile aumento dei casi di tumore registrato proprio nell'area in cui sorge il termovalorizzatore La Fenice: la zona del Vulture-Melfese. (un post dell'AntiFuffa di qualche mese fa sottolineava l'ascesa delle curve tumorali in Basilicata ).

Solo dopo la denuncia del tg satirico l'indagine - a cui già lavorava la Magistratura dal 2009 -  ha un'accelerazione che si rivelerà decisiva.

E questo è un dato su cui riflettere.
E' mai possibile che in Italia una trasmissione di satira sia l'unico mezzo per smuovere le autorità dormienti?

Ecco che a Settembre l'ARPAB - L'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente della Basilicata - tira fuori i dati allarmanti riferiti alla presenza di sostanze inquinanti cancerogene (metalli come ferro e benzene) nell'area del melfese, che sforano ampiamente i limiti massimi previsti dalla legge.

Lo scandalo è che l'ARPAB conosceva quei valori dal 2002 e non li ha mai né divulgati né tantomeno comunicati alle autorità competenti.

E così due dirigenti dell'ARPA Basilicata - Vincenzo Sigillito, ex direttore generale, e Bruno Bove, coordinatore del dipartimento provinciale - sono finiti ai domiciliari e un paio di giorni dopo è arrivata la decisione di sospendere l'attività dell'impianto di smaltimento dei rifiuti speciali. 

Una decisione attesa dai cittadini e sicuramente una prima vittoria dell'attivissimo comitato Diritto alla Salute, che con tenacia si è battuto affinché la Magistratura e la politica locale affrontassero finalmente il tema del termovalorizzatore La Fenice.


All'improvviso si è svegliato anche il nostro Ministro dell'Ambiente Prestigiacomo che ha assicurato accertamenti da parte dell'Istituto Superiore di Sanità e un piano di bonifica del sito contaminato.
 
Adesso io chiedo agli amministratori della mia regione: "da che parte volete stare ? "

La Basilicata del Giano Bifronte
Non è ammissibile che la politica locale si comporti come il Giano Bifronte che, da un lato, promuove con progetti innovati il turismo - vedi il  Diario Digitale - e, dall'altro, permette che la Regione diventi la discarica italiana dei rifiuti speciali.


Il Diario digitale della Basilicata
Il progetto finanziato dall'APT Basilicata è l'originale diario di viaggio di un gruppo di giovani artisti under 35 (blogger, video maker e fotografi) provenienti da tutto il mondo.

Un modo alternativo e low cost di raccontare e promuovere il territorio attraverso 7 micro storie della durata di 120 secondi, da diffondere in rete attraverso le piattaforme del web 2.0.

7 modi di narrare un luogo ricco di tradizioni e cultura, e soprattutto con una natura da difendere.
L'auspicio è che la Basilicata resti quella raccontata dal primo video del Diario Digitale:










lunedì 10 ottobre 2011

ELOGIO ALLA LENTEZZA

"Ma che piacere
non compiere un dovere,
avere un libro da leggere
e non farlo!
Che noiosa la lettura,
che pochezza la cultura!
Il sole splende senza letteratura.
Il fiume scorre, bene o male,
senza edizione originale.
E la brezza che passa,
naturale e mattiniera,
sa che ha tempo, e non ha fretta..."
(F. Pessoa - LIBERTA')

Vivere Slow, ecco la ricetta, per nulla semplice, di un libro che consiglio di leggere a coloro che si sentono prigionieri del tempo. Modus vivendi per pochi fortunati, vivere con lentezza è la legittima aspirazione di tanti che desiderano riappropriarsi di ritmi più umani.

 La sostenibilità è Slow

Il vivere sostenibile è un concetto di ampio respiro, che unisce insieme, in una maglia fittissima, una molteplicità aspetti della quotidianità: dalla raccolta differenziata, al riciclo, all'acquisto di prodotti provenienti da aziende "eticamente corrette" fino a contemplare il rapporto di ognuno col proprio tempo.

Il filo rosso che lega elementi che a prima vista sembrano lontanissimi si chiama natura. E la natura è fatta di tempo. Il tempo che impiega un albero a crescere. Il tempo che occorre a un frutto per maturare. Il tempo di produrre qualcosa che "naturalmente" si possa smaltire, senza diventare un rifiuto che intasi e inquini l'ambiente. Noi stessi siamo il tempo che viviamo.
Rispettare il tempo della natura significa rispettare noi stessi.

Lo sostenibile ha una regola aurea: "I consumi e le contaminazioni non devono superare la velocità della natura nello smaltire le scorie e nel reintegrare le risorse impiegate".

Chi mangia Slow va sano e va lontano

Vivere cibandosi di quello che le stagioni ci offrono, rispettando gli equilibri dell'ecosistema, è il concetto chiave alla base di Slow Food. 

Ciò si traduce in:

  • "Educare al gusto, all'alimentazione, alle scienze gastronomiche".
  • "Salvaguardare la biodiversità e le produzioni alimentari tradizionali ad essa collegate: le culture del cibo che rispettano gli ecosistemi, il piacere del cibo e la qualità della vita per gli uomini".
  • "Promuovere un nuovo modello alimentare, rispettoso dell'ambiente, delle tradizioni e delle identità culturali, capace di avvicinare i consumatori al mondo della produzione, creando una rete virtuosa di relazioni internazionali e una maggior condivisione di saperi".
(Tratto da www.slowfood.it)

La lentezza è tale solo se rapportata a qualcosa che va troppo veloce.

La frenesia dei nostri tempi ci costringe a parlare di lentezza. Mirabilmente, in "Tempi Moderni" il grande Charlie Chaplin rappresentava  il tempo disumano della catena di montaggio, che costringe l'operaio a compiere velocemente e all'infinito gesti meccanici e ripetitivi.

L'uomo diventa automa, mero ingranaggio tra gli ingranaggi. Alla fine i congegni meccanici finiranno col fagocitare il povero Charlot.

Oggi, il sistema produttivo continua a viaggiare a ritmi sostenuti, i tempi sono quelli delle macchine che non smettono di produrre beni sovrabbondanti. Quantità di merci superflue che riempiono città sature, ormai, perfino di desideri. Sulle ceneri di campi e foreste nascono nuove piazze di consumo, dove tutti corrono ad acquistare l'ultima novità in vetrina.

Milioni di persone guidate da chi non ha imparato dagli errori/orrori di un Occidente goffo e decadente.

La fretta supera i limiti di un ecosistema che rischia di giungere a un punto di non ritorno. Fretta di produrre, fretta di spendere, fretta di consumare e buttare.
Ma noi non siamo ingranaggi, siamo essere umani. La velocità appartiene alle macchine. La lentezza è quella di una mente pensante, in grado di fermarsi, riflettere, emozionarsi e discernere tra il bene e il male.

La dittatura del Kronos ci fa perdere le opportunità del Kairos

Il Kronos è il tempo lineare dell'orologio, secondi, minuti e ore che vanno avanti inesorabilmente.
8 ore alla scrivania davanti allo schermo asettico di un pc. Auto, traffico, spesa e mille impegni.

Poi c'è un altro tempo. Un tempo dilatato e sereno, si chiama Kairos. E' il tempo dei ricordi più cari, delle persone amate, dei traguardi raggiunti.
E' l'istante creativo dell'artista, è il momento opportuno, l'occasione fortunata. Quando si segue il Kairos, il passo è lento e il cuore aperto.
Ci si sofferma per godere appieno dell'istante presente e delle propizie occasioni che esso ha in serbo per noi.


 Nella decelerazione il segreto della felicità 

Adottare uno stile di vita slow non è impossibile. E' un mosaico di piccoli gesti quotidiani, che tessera dopo tessera possono compiere il grande capolavoro del vivere un tempo sano.
Il tempo di una passeggiata rilasata all'aria aperta, il tempo di una buona lettura, il tempo dedicato a chi si ama, il tempo di non far nulla.

Ritagli di tempo da svuotare dall'inutilità perché anche il "non fare" ha un valore immenso.
Eliminare il superfluo e dare senso all'essenziale. Una lentezza che altro non è che giusta misura.


La decelarazione del Mondo
si chiama decrescita

Produrre o non produrre? Consumare o non consumare? Ahimé, questo è il problema.

Il filosofo economista Serge Latouche ci propone una terza via: il sentiero della decrescita. Da cui scaturisce l'affascinante ossimoro dell’"abbondanza frugale".

La ricetta delle“8R”:
  • Rivalutare
  • Ricontestualizzare
  • Ristrutturare
  • Rilocalizzare
  • Ridistribuire
  • Ridurre
  • Ritualizzare
  • Riciclare
Questo significa cooperazione, equa distribuzione delle risorse, prodotti a Km Zero, e quindi valorizzazione delle colture locali, nonché riduzione dell'orario di lavoro «per lavorare tutti e lavorare meglio».


Meno beni e più tempo libero, perché è il tempo il nostro sommo bene.


Alla società della crescita si contrappone il modello della decrescita, laddove la globalizzazione ha omologato, le soluzioni  provengono dalle comunità locali. Il tutto retto dalla filosofia Zen: «la felicità si trova solo se si sanno limitare i propri bisogni e i proprî privilegi».

Tra "Essere o Avere", non ci sono dubbi, chi vive slow sceglie di avere tempo, ossia di essere.


QUALCHE INDIRIZZO UTILE:

http://www.vivereconlentezza.it/
http://www.associazionenazionalebdt.it/
http://decrescitafelice.it/
http://www.slowfood.it/